è come se una cristalleria alloggiasse in me
e all’orizzonte dieci elefanti in fila indiana
è come se una cristalleria alloggiasse in me
e all’orizzonte dieci elefanti in fila indiana
non so perché mi ritrovo qui. non so perché e cosa scrivo. questa volta non lo so. come tante altre volte. inconsciamente, forse, ci sarà un senso, una ragione, un significato. forse tutto ha un significato e nulla accade casualmente. eppure accadono momenti che mai avresti immaginato, lontanamente ipotizzato, senza un preciso punto di partenza , senza un periodo ben definito, senza una collocazione pertinente, senza un motivo particolare. per bizzarre e misteriose coincidenze gli eventi abbozzano, debuttano, si plasmano assumendo forme indefinite, fattezze sfuggenti. ti aggrovigliano tra tentennamenti e stupori, tra delicatezze e tiepide brame. ti scaraventano nell’atrio della trepidazione, proiettano immagini inedite. brancoli in territori sconfinati, annaspi negli abissi irrazionali. e con le mani vorresti impastare sfoglie di semplicità e stenderle sulle perplessità, affinché tutto sia conciliante. trasparente. indolore. e sorridente perché il sorriso è scudo e spada. ma non puoi più gestire, non puoi più sviare. non puoi più dirottare. ti ritrovi improvvisamente nel centro di una giostra. tutto ruota intorno vorticosamente e non puoi scendere fino alla fine della corsa.
ciò ponderando, mi lascio in pace e vo.
questa mattina, il polo positivo del cuscino e quello negativo del materasso hanno creato un campo magnetico attrattivo pari al peso di un camion di mattoni fratto due.
buongiorno?
frastornata dal notturno alcolico e da evenienze inattese che gradualmente assumono consistenza, si delineano, si colorano e sprigionano arcaici lapilli , mi impregno nell’odore della notte. mi intingo nell’oscurità fino a che il buio si rende radioso. il piombo delle tempie si fonde, si rinnova in miele. miele che fluisce. miele per inebriarsi e stupefarsi. il silenzio prende voce. le parole non dette vengono conclamate, accarezzate, sussurrate. gli aloni dell’impensabile si placano, si dissolvono sinuosamente. si fanno supplire da chiazze di magia.
l’alba mi attende ammiccante. i primi chiarori del giorno iniziano la mia notte.
un sogno?
mi ero illusa che con una doccia tiepida si potesse detergere ogni alone che sta offuscando il mio tessuto cerebrale. e invece profumo solo di pulito. le macchie sono ostinate. proverò con un lavaggio a novanta gradi.
e una centrifuga a milleduecento giri
i miei sensi variano da due a sette
a seconda dell’umore.
e oggi il cielo millanta scrosci tenebrosi
Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s’annuncia l’autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.
gatto melvin è adorabile. è morbido, intelligente, strofinoso e di cultura superiore alla media. gli piace agganciarsi agli scaffali della libreria e gongolarsi così per ore. nel frattempo, melvin legge e memorizza i titoli dei libri presenti, poi magari si lascia cadere giù, per poi artigliare un altro scaffale, e ricomincia a memorizzare titoli.
ogni tanto – furbetto – con la zampina estrae un volume e lo fa precipitare a terra. con quella faccetta da schiaffi, lui se ne scende giù e comincia a sfogliare le pagine. e con quale interesse! i suoi amici lo invidiano. lo guardano inebetiti mentre legge “il manuale delle giovani miciotte”; o quando divora i capitoli avvincenti del romanzo “l’insostenibile leggerezza delle vibrisse”; oppure quando si accultura ficcando il naso fra le illustrazioni del trattato “federe tonde per cuscinetti a sfera”.
è proprio sui libri che il gatto ha imparato come si annaffia il due di fiori, come si pianta il due di picche, quando e perché attaccar briga, i segreti della mentuccia e l’impiego delle strisce pedonali per fini passanti.
e con che amore scruta i tomi: assume quell’espressione di pacata dolcezza, con quel muso che pare disegnato ad accennare un sorriso. ti viene voglia di affondare la mano nel suo pelo morbido e piacevole, di far sparire le dita in tutta quella soffice bellezza. e lui, con nobile distacco, sembra non accorgersi della tattile lusinga, e continua a leggere e a sfogliare.
ogni tanto, capriccioso, d’improvviso spicca un salto e s’appende ad altre mensole ancora inesplorate. e lì rimane per qualche minuto. talvolta, con l’unghietta, aggancia un volumetto e lo scaraventa in mezzo alla stanza. ma roba da gatti!.
e poi si ciondola, si ondola – guarda come dondola – , oscilla e scodinzola, piegando le orecchie all’indietro in segno di (falsa) preoccupazione, simulando una prontezza a contrastare un pericolo che in realtà non teme, sicuro com’è del suo fascino disarmante.
e spavaldo, lui, si gongola, gnaolando tra sè e sè ” tanto non mi prendi, brutta vongola”
sarebbe ora di prendere coscienza
ma vada per un caffè
ho lo spoiler difettoso, la convergenza obsoleta, sono sprovvista di bollino blu e l’airbag laterale sinistro mi è rimasto incastrato nell’uscita di sicurezza
il quadro elettrico della situazione che contempla i circuiti interni, mette in moto andature oscillanti, equilibri instabili e tempo variabile.
abbisognerei di una revisione cerebrale. tuttavia ho smarrito il libretto di circolazione